Michele Oberburger – A  T U T T O  G A S (di Giancarlo Ruderi)
Michele Oberburger – A T U T T O G A S (di Giancarlo Ruderi)

Michele Oberburger – A T U T T O G A S (di Giancarlo Ruderi)

Michele Oberburger – A T U T T O G A S (di Giancarlo Ruderi)

MICHELE OBERBURGER RICEVE LA TARGA-RICONOSCIMENTO
DAL PRESIDENTE DEL CONI GIOVANNI MALAGÒ

“Pensi se quella volta gli avessi detto di no… Pensi che torto gli avrei fatto: gli avrei tirato una mazzata grande come una casa…”

Roberto Oberburger è il papà di Michele, un ragazzo di 19 anni residente a Roverè della Luna con disturbo dello spettro autistico che deve tutto allo sport. Un ragazzo speciale a tutti gli effetti a partire dalla passione per un’attività sportiva che gli ha cambiato la vita e creato al papà qualche comprensibile timore iniziale. Perché Michele non pratica uno sport “tranquillo”. Michele è uno “smanettone”: non appena sale sulla sua moto da trial gli piace aprire il gas quando si allena o, meglio ancora, durante le gare. Ama le sfde, supera gli ostacoli quelli fsici e soprattutto quelli mentali.

“Da quando è salito in moto Michele è un altro ragazzo è cambiato completamente, in positivo ovviamente, grazie allo sport, un grande elemento di inclusione Eppure all’inizio ero contrarissimo…” ammette papà Roberto.

Che aggiunge: “Quale papà che vuole bene ad un figlio avrebbe detto di sì subito pensando al rischio che potesse farsi male. Pensare di mettere un autistico, che non ha il senso del pericolo, sulla moto mi terrorizzava. Poi però ho cambiato idea, ho capito che sarebbe stata un’occasione importante per mio figlio e non rimpiango quel momento anzi…”

La svolta nella vita di Michele è arrivata con la proposta di Deborah Albertini di Mezzocorona, sette volte campionessa italiana di trial, amica di famiglia che aveva notato l’agilità di quel ragazzino dodicenne in sella alla bicicletta. “Tutto è iniziato ad una manifestazione di avvicinamento al trial ad Egna. Dopo una prima prova Michele si è subito appassionato alla moto ed ha iniziato un percorso che continua su questa sua grande passione. Michele ha bruciato le tappe dimostrando quanto i ragazzi riescono a fare le cose. Non è vero che non sono capaci: basta trovare la chiave giusta – è la convinzione di Roberto Oberburger – che apre le possibilità.”

E la chiave giusta per Michele è stata trovata grazie anche alla determinazione di un padre che ha dovuto affrontare non poche diffcoltà e pregiudizi.

“Non è stato facile far capire alla Federazione Motociclistica Italiana che Michele poteva correre… È passato sotto il giudizio della commissione medica per poi iniziare a gareggiare riuscendo anche a vincere parecchie competizioni. Un ruolo importante lo ha giocato anche un veterano del trial come Sergio Parodi, gestore del Master Beta, che aveva visto in Michele non solo le potenzialità tecnico-agonistiche (nel suo palmarès c’è anche un titolo italiano) ma anche i progressi rispetto alla sua patologia.” Come racconta papà Roberto. il ragazzo di Roverè della Luna, unico autistico in Europa a praticare il trial a livello agonistico, ha raccolto grandi risultati e tante soddisfazioni come l’incontro con papa Francesco e il riconoscimento da parte del Coni con una cerimonia a Roma nel giugno del 2021. Il presidente nazionale Giovanni Malagò si è complimentato con “un campione nella vita e nello sport nella vita… grazie ad atleti come lui lo sport italiano trasmette valori che vanno oltre i risultati.”

Ecco il Michele campione che gareggia contro l’autismo, che “ha iniziato a dire le prime parole quando è salito in moto”, che frequenta il terzo anno dell’Istituto alberghiero di Rovereto, che indossa i colori del Motoclub italiano dei Vigili del Fuoco: ne va fiero di quella divisa e la caserma dei permanenti di Trento è diventata la sua seconda casa perché lì svolge il tirocinio scolastico due volte la settimana. Per un ragazzo speciale c’è un grande papà alle spalle che lo porta sempre con sé e non smette mai di pensare (e di impegnarsi) ad un futuro migliore di tanti ragazzi e giovani come il suo Michele. Roberto è severo nei giudizi su di sé e sulle istituzioni perché “la grossa diffcoltà sta nel tradurre in fatti concreti la vera inclusione sociale di questi ragazzi della quale tutti ci riempiamo la bocca. Michele è cresciuto nelle relazioni e dal punto di vista educativo grazie anche al lavoro di due specialisti come Marilena Zacchini e Daniele Arisi di Cremona, della dottoressa Valentina Grandi e del dottor Calzolari di Trento, persone competenti per l’età adolescenziale e per gli adulti. Mi rendo conto che non è facile trovare le persone preparate che insegnino ai ragazzi come stare al mondo ma si deve investire di più sulla formazione di queste figure. Bene la scuola fino a che i ragazzi sono piccoli, ma le difficoltà nell’ inclusione le riscontriamo alle superiori perché manca la cultura. Gli studenti non sanno cosa sia la disabilità psichica e su questo andrebbero preparati.”

Lo sport come strumento riabilitativo è il mantra di Roberto Oberburger: “Ma non basta. Lo ripeto: lo sport è servito tantissimo e quello che ho fatto io è la dimostrazione che possono farcela anche gli altri. Per questo non dobbiamo tenere i nostri ragazzi sotto una campana di vetro o rinchiuderli quando hanno 20 anni in un centro o in una Rsa. È diffcile far capire che è necessario pensare ad un progetto di vita che comprenda scuola, sport e inserimento lavorativo. Lo dico sempre: non mollare mai, andiamo avanti anche quando lo scoramento sembra prendere il sopravvento. Per questo metto la mia esperienza e il mio risultato a disposizione di tutti, dalla classe politica a quella imprenditoriale, dalle istituzioni sanitarie a quelle scolastiche. L’autismo non sparisce mai, quello che si fa è ancora poco una goccia nel mare…

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